Francesco Guccini » Il Vecchio E Il Bambino Il vecchio e il bambino (Francesco Guccini) Un vecchio e un bambino si preser per mano E andarono insieme incontro alla sera. La polvere rossa si alzava lontano E tutto brillava di luce non vera. L'immensa pianura sembrava arrivare Fin dove l'occhio di un uomo poteva guardare, E tutto d'intorno non c'era nessuno Solo il tetro contorno di torri di fumo. I due camminavano, il giorno cadeva Il vecchio parlava e piano piangeva. Con l'anima assente, con gli occhi bagnati Seguiva il ricordo di miti passati. I vecchi subiscon le ingiurie degli anni Non sanno distinguere il vero dai sogni, I vecchi non sanno, nel loro pensiero Distinguer nei sogni il falso dal vero. E il vecchio diceva, guardando lontano, ``Immagina questo coperto di grano, Immagina i frutti, immagina i fiori E pensa alle voci e pensa ai colori. E in questa pianura fin dove si perde Crescevano gli alberi e tutto era verde, Cadeva la pioggia, segnavano i soli Il ritmo dell'uomo e delle stagioni.'' Il bimbo ristette, lo sguardo era triste, E gli occhi guardavano cose mai viste, E poi disse al vecchio con voce sognante ``Mi piaccion le fiabe, raccontane altre.'' » Parole F.Guccini Parole, son parole, e quante mai ne ho adoperate e quante lette e poi sentite, a raffica, trasmesse, a mano tesa, sussurrate, sputate, a tanti giri, riverite, adatte alla mattina, messe in abito da sera, all'osteria citabili o a Cortina, o a Marghera. Con gioia di parole ci riempiamo le mascelle e in aria le facciamo rimbalzare e se le cento usate sono in fondo sempre quelle non ?mportante poi comunicare, ?ome l'uomo solo, che fischietta dal terrore e vuole nel silenzio udire un suono, far rumore. Mio caro amore si ?n po' come commessi viaggiatori con campionari di parole e umori a ritmi di trecento e pi?minuto; amore muto beati i letterari marinai cos?ul taciturno e cerca guai cos?nventati e pieni di coraggio. Io non son quei marinai, parole in rima ne ho gi?ette (e tante, strano, ma ne faccio dire) nostalgiche, incazzate, quanto basta maledette, ironiche quel tanto per servire a grattarsi un po' la rogna, soffocati dal collare adatto per i cani o per la gogna del giullare. Poi andare sopra un palco per compenso o l'emozione: chi non ha mai sognato di provare? Sia chi ha capito tutto e tutto sa per professione ed ha un orgasmo a scrivere o a fischiare, sia quelli che ti adorano fedeli e senza intoppi, coi santi non si scherza, abbasso il Milan, viva Coppi! Amore sappi beato chi ha le musiche importanti, le orchestre, luci e viole sviolinanti, non queste mie di fil di ferro e spago; amore vago, mi tocca coi miei due giri costanti far il make-up a metonimie erranti: che gaffe proprio all'et?ella ragione. E s?on tanti gli anni, ma se guardo ancora pochi, Voltaire non ci ha insegnato ancora niente, ?uesto quel periodo in cui i ruggiti si fan fiochi oppure si ruggisce veramente ed io del topo sovrastrutturale me ne frego; chi sia Voltaire mi dite? va be', dopo ve lo spiego. E se pensate questi i vaniloqui di un anziano lo ammetto, ma mettiamoci d'accordo conosco gente pia, gente che sa guardar lontano e alla maturit?icon sia sordo perch? rincoglioniti d'ogni parte odian parecchio la libert? la chiamano "vagiti", o "ostie" di un vecchi. Amore a specchio, ?anto bello urlare dagli schermi, gettare a terra falsi pachidermi coprendo ad urla il vuoto ed il timore. Qui sul mio onore, smetterei di giocar con le parole ma ?n vizio antico e poi quando ci vuole per la battuta mi farei spellare. Eee, le chiacchiere son tante e se ne fan continuamente, ?anto bello dar fiato alle trombe o il vino o robe esotiche rimbomban nella mente esplodono parole come bombe, pillacchere di fango, poesie dette sulla sedia, ghirlande di semantica e gran tango dei mass-media. Dibattito, dal vivo, miti, spot, ex-cineforum, talk-show, magazine, trend, poi TV e radio telegiornale, spazi, nuovo, gadget, pista, quorum, dietrismo, le tangenti, rock e stadio, deviati, bombe, agenti, buco e forza del destino, scazzato, paranoia e gran minestra dello spino. Amore fino lo so che in questo modo cerco guai ma non sopporto questi parolai non dire pi? ci son dentro anch'io, amore mio se il gioco ?sser furbo o intelligente ti voglio presentare della gente e certamente presto capirai. Ci sono, sai, nascosti, dietro a pieghe di risate che tiran gi?alazzi dei coglioni, pi?ri e pi?creti e che fan meno puttanate di me che scrivo in rima le canzoni, i clown senza illusioni, fucilati ad ogni muro se stan cos?e cose dei buffoni sia il futuro. Son quelli che distinguono parole da parole e sanno scegliere fra Mercuzio e Mina, che fanno i giocolieri fra le verit? le mode, i Franti che sghignazzano a dottrina, che irridono ai proverbi e berceran disincantati: "Fra Mina e fra Mercuzio son parole, e non son frati!" G.Allosio F.Guccini/G.Allosio Testo Canzone Dovevo Fare Del Cinema Certo ha ragione il signore se dice che siamo in un film dell'ultimo periodo, dove i banditi pentiti confessano se non li processano e così fra le macchie di sangue la vita è la solita e fa "audience" se in più c'è la scena del killer che vomita. Sa com'è? E' bello fare del cinema anche se, lì da imputato c'è qualcuno che crede di esser nel cinema muto, è bello fare del cinema, ma piuttosto che sparare siam rimasti nascosti a guardare. A guardare cos'è che ci aspetta alla fine del tunnel, dei riflussi riflessi su certi pacchetti di Camel, quando tutto è soltanto un riassunto di modi di dire, quattro quarti di noia disposti comunque a finire; l'inflazione però non finisce e ci rende cattivi, non c'è niente che valga la pena e così siamo vivi. Ma che cos'è che ci fa fare del cinema? Forse questa depressione o l'istinto di conservazione. Noi, si va a fare del cinema, e quando vivere è un problema rifacciamo da capo la scena.. Sì devo dire che ha proprio ragione il signore, c'è una crisi tremenda che investe l'intero settore; è che il pubblico vuole si parli più semplicemente, così chiari e precisi e banali da non dire niente. Per capire la storia non serve un discorso più grande; signorina cultura si spogli e dia qui le mutande. Sa com'è, Lei, deve fare del cinema, mica roba pervertita, ma un soggetto che serva alla vita; facciamo tutti del cinema ma piuttosto che parlare si rimanga nascosti a pensare. Ma il gestore di un piccolo cine di periferia mi diceva che è tutta la vita che aspetta un'idea, un'idea piccolina che verso il finale si evolve, nella madre di tutte le storie, l'idea che risolve; quel soggetto che senti nell'aria e potrebbe arrivare proprio quando hai già chiuso il locale e cambiato mestiere: sa com'è, è bello fare del cinema, tanto sa: facciamo tutti del cinema. http://www.francescoguccini.it/francesco_guccini.htm